Hipster Democratici #3 Ventôse
Speciale Referendum giustizia

La newsletter per chi vuole cambiare il mondo ma nel frattempo deve anche fare la spesa e l’aperitivo.
Indice del numero: Introduzione - Riforma in breve - dai organizziamoci - sono fuorisede e devo votare - poesie - eventi consigliati da @alter_torino - altre segnalazioni - saluti.
Ne approfitto per mandarvi questa “breve” newsletter a pochi giorni dal referenzum sulla riforma costituzionale della giustizia che si terrà il 22 e 23 marzo 2026 (domenica e lunedì).
La domenica si voterà dalle 7 alle 23 e lunedì 23 marzo dalle 7 alle 15.
Per votare è necessario un documento d’identità in corso di validità e la tessera elettorale, se l’avete persa o è piena, controllate sul sito del vostro comune perché sicuramente ci saranno informazioni a riguardo. Comunque solitamente il week end delle elezioni e durante il voto si può andare a farne un duplicato a qualsiasi ora durante l’apertura dei seggi, però magari se ve ne accorgete prima magari vi viene meno ansia. ricordatelo anche ai vostri amici, cercate sul sito del Comune. ad esempio Torino e Milano fanno così, ma cercate un po’ navigate sul web dai dai non posso spiegarvi tutto io cia’ cia’.
Per farla molto breve, perché dire no?
Perché questa riforma non risolve nessuno di problemi strutturali della giustizia, ad esempio il fatto che è lenta. Così lenta che per molti è come se non esistesse - sembra tipo il PD quando deve schierarsi a favore della Palestina- chi non può permettersi anni di attesa e costosi avvocati da pagare nel frattempo rinuncia a far valere i propri diritti. Nella migliore delle ipotesi è inutile, nella peggiore è dannosa e mette a rischio le garanzie di autonomia della magistratura.
I processi durano anni. Nel civile, spesso lustri. Nel frattempo le aziende falliscono, i contratti restano inadempiuti, i torti restano irrisarciti. La prescrizione non è un’anomalia del sistema, è diventata una strategia difensiva.
I magistrati sono pochi e mal distribuiti, ma il personale amministrativo manca ancora di più. Cancellieri, assistenti, operatori giudiziari: quelle figure che notificano gli atti, fissano le udienze, tengono in piedi la baracca. Senza di loro anche se sei il magistrato più brillante del mondo fissi comunque un’udienza con diciotto mesi di anticipo.
Negli ultimi vent’anni migliaia di queste professionalità sono andate in pensione senza ricambio. I concorsi arrivano tardi, la formazione è insufficiente, le sedi periferiche restano vuote. Di questa parte della crisi, comune a quasi tutta la Pubblica Amministrazione se ne parla poco, per volontà politica, ma è quella che pesa ogni giorno sulle spalle di chi lavora nei tribunali e di chi li frequenta suo malgrado.
E lo Stato, alla fine, paga i propri ritardi con indennizzi ai cittadini. Spende per riparare i danni che causa.
Il punto è questo: tutti questi problemi hanno soluzioni organizzative, economiche, procedurali. Nessuna richiede di riscrivere la Costituzione.
Ovviamente questa riforma non risolve neanche il problema delle correnti nella magistratura perché - ovviamente - non c’è alcun riferimento ad esse nel testo di legge, ma poi - come vedremo in seguito - pensare che le correnti spariranno magicamente dopo questa riforma è un po’ come pensare che Tony Pitony sia il primo ad aver detto “culo” in una canzone.
Cosa il referendum costituzionale mi ha insegnato sulle vendite B2B #tips #business #mindset #lifestyile
Ma cosa distingue un Pubblico Ministero (PM) da un giudice? I PM indagano e accusano, i giudici decidono: oggi appartengono allo stesso ordine professionale e possono ( raramente e con limiti ben precisi ) cambiare funzione; la riforma vieta questo passaggio per sempre
La sentenza chiave: Corte Costituzionale n. 37/2000
La Corte Costituzionale, pronunciandosi nel 2000, ha chiarito che la Costituzione, pur considerando la magistratura come un unico ordine soggetto ai poteri dell’unico CSM, non contiene alcun principio che imponga o precluda la configurazione di una carriera unica o di carriere separate fra i magistrati addetti rispettivamente alle funzioni giudicanti e a quelle requirenti.
Dunque la separazione non è costituzionalmente obbligata, ma non è neanche vietata. E ALLORA PERCHÉ TOCCARE LA COSTITUZIONE?
Ma cosa stracazzo dice la riforma?
La riforma è composta da otto articoli scritti in innocuo burocratese che modificano la Costituzione demandando praticamente tutto — come funzionerà davvero ogni meccanismo — alla legge ordinaria. Cioè alla politica. Cioè al governo. Cioè, se avete seguito le ultime news, a gente tipo Tajani o Crosetto o del mastro…
Alla faccia della separazione dei poteri. E delle carriere.
Il CSM è l’organo che decide chi diventa magistrato, chi viene promosso, chi viene sanzionato. È il governo interno della magistratura. Attualmente è composto per due terzi da magistrati eletti dai colleghi, per un terzo da giuristi nominati dal Parlamento con una maggioranza dei tre quinti che garantisce che alcuni nomi siano scelti congiuntamente da maggioranza e opposizione.
La riforma spacca il CSM in tre pezzi. Sostituisce le elezioni interne con il sorteggio, (con l’idea di spezzare il potere delle correnti), ma così le correnti non spariscono semplicemente nessuno le avrà scelte consapevolmente — e un CSM estratto a sorte non rappresenta nessuno, il che lo rende molto più facile da ignorare o da influenzare. Ma dai non si estraggono a sorte neanche i membri dei comitati di quartiere, figuriamoci quelli degli organi costituzionale ziopera…
La frase chiave di questo soffritto costituzionale è nascosta nell’ultimo comma dell’articolo 4, quello che crea la famosa Alta Corte disciplinare e cioè il nuovo organo che giudicherà i magistrati, scindendo tale funzione dal CSM: “la legge determina gli illeciti disciplinari e le relative sanzioni, indica la composizione dei collegi, stabilisce le forme del procedimento disciplinare e le norme necessarie per il funzionamento dell’Alta Corte.”
Chi scrive quella legge? Il governo. Chi la vota? La sua maggioranza. Attenzione, anche adesso la disciplina del CSM è regolata dalla legge, che è del 1958 - ed è stata modificata numerose volte. E allora dov’è il problema? Il problema è che la classe politica non è più quella del ‘58 e soprattutto i membri saranno sorteggiati, in parte da una lista composta dal parlamento (e ci siamo capiti) e in parte dall’elenco di tutti i magistrati requirenti e giudicanti.
Insomma si crea un doppione, costa di più, non risolve niente
La riforma non semplifica: duplica. Due CSM al posto di uno, più una nuova Alta Corte con sede, palazzo, personale amministrativo, stipendi. I costi del CSM attuale — circa 45 milioni l’anno — raddoppiano.
Tra l’altro sentite questa: contro le sentenze dell’Alta Corte in prima istanza si può fare ricorso solo… davanti alla stessa Alta Corte. Con componenti diversi, sì, ma sempre lì. E in effetti la Costituzione all’articolo 111 impone il ricorso in Cassazione — ma la riforma lo aggira senza modificare quell’articolo. Un pasticcio tecnico che i costituzionalisti critici definiscono, con eleganza, “una deroga implicita non giustificata.” Io la definirei in altro modo, ma questa è una newsletter per famiglie.
Le garanzie di indipendenza? Non pervenute.
La riforma crea un nuovo giudice — l’Alta Corte — ma non dice nulla su come garantire la sua indipendenza. Chi rimuove un componente che si comporta male? Chi vigila su chi vigila? La risposta è sempre la stessa: ci penserà la legge ordinaria. Quella che scrive il governo. ok.
Insomma: una riforma che costa di più, crea organi costituzionalmente zoppi, consegna i dettagli che contano alla volontà politica del momento, e non tocca nemmeno di striscio i problemi reali della giustizia.
Ma chi l’ha detto che non c’è?
Alla fine diciamocelo: cos’è questa campagna se non un’occasione per tornare a fare la politica per davvero? Potrebbe essere una scusa per svegliarci dal torpore e iniziare a fare qualcosa anche fuori dai social?
Il problema reale si chiama tempo (e non solo) è vero: c'è il lavoro, la ricerca di lavoro, altri cazzi — e anche le associazioni o i partiti dal canto loro sono un po’ noiosetti.
Spesso fanno gatekeeping e magari ci sono meccanismi di governance… come dire…opachi… e come si fa ? Gerarchie informali, vecchie guardie che non mollano, processi decisionali che nessuno capisce davvero, e un senso sottile ma persistente che se non sei dei loro da vent’anni, le decisioni importanti le prendono comunque senza di te.
Prima di cambiare qualcosa, bisogna capire come funziona. Come si prende una decisione in un consiglio comunale. Chi firma cosa. Dove stanno i soldi. Quali sono le riunioni che contano davvero e quali sono solo teatro. Questa fase è lenta, un po’ noiosa, e non fa bella figura sui social — ma è l’unica cosa che trasforma l’indignazione in azione politica concreta.
Poi: la perseveranza di starci, anche quando è frustrante. Le organizzazioni cambiano quando qualcuno rimane abbastanza a lungo da capire le regole e poi proporne di nuove. Da soli non si fa quasi niente — non perché siamo deboli, ma perché le istituzioni sono progettate per resistere alle persone singole. In gruppo, con pazienza, si sposta qualcosa guardate il Comala, ma guardate anche la Spagna (fin quando resisterà).
Lo spirito dei tempi ci ha abituati a star soli e a pensare di essere al centro di tutte le narrazioni, ma non è così. I social media sono fondamentali come spazi organizzativi e di informazione superficiale, ma serve anche partecipare fuori dalla rete e iniziare da azioni concrete come girare nel quartiere, capire chi fa volontariato ecc… anche perché abbiamo visto che i tech-bro non sono propriamente dei sinceri democratici.
Sei fuorisede? Il governo questa volta non vuole che tu voti. Fallo lo stesso.
Per il referendum del 22–23 marzo il governo Meloni non ha previsto la possibilità di far votare i fuorisede. Prima la Camera e poi il Senato hanno bocciato tutti gli emendamenti dell’opposizione che lo consentivano. Motivazione ufficiale: mancanza di tempi tecnici. Motivazione ufficiosa: i partiti di opposizione ritengono che la scelta non sia tecnica ma politica perché limitare l’accesso al voto produrrebbe un esito più favorevole per il Sì.
D’altronde siamo uno dei pochi paesi dell’Unione Europea senza una legge sul voto fuorisede, insieme a Malta e Cipro. Complimenti.
Ma c’è un modo. Legale.
Si chiama rappresentante di lista - non solo l’omonimo singolo dell’omonima band - una figura che i partiti nominano per presenziare ai seggi durante le operazioni di voto e garantire la trasparenza dello scrutinio. Il punto fondamentale: il rappresentante di lista vota nel seggio in cui è nominato, anche se è elettore di un altro Comune.
Come funziona in pratica:
Individua un partito o gruppo parlamentare, ma anche un comitato per il NO. Non è necessario esservi iscritti: basta contattare la struttura territoriale o nazionale e comunicare di essere un elettore fuorisede che vuole essere nominato rappresentante di seggio nel Comune in cui vive. Dovrai fornire i tuoi dati anagrafici, il Comune di iscrizione elettorale e il Comune di domicilio. Il partito verificherà se in quel Comune esiste una sezione in cui può ancora designare un proprio rappresentante e, se sì, rilascerà un atto di nomina ufficiale.
Dal punto di vista legale la possibilità resta aperta fino all’ultimo momento utile — le nomine si possono depositare fino al giovedì precedente il voto, o addirittura la mattina stessa consegnandole direttamente al presidente di seggio. Detto questo, non aspettate l’ultimo giorno: i partiti hanno bisogno di tempo per organizzare le designazioni.
Se volete votare No, i riferimenti più rapidi sono i comitati locali di AVS, PD, M5S, ma anche CGIL o direttamente Giusto Dire No. Segnalo anche il post di The good lobby e l’account ig @VotoDoveVivo raccoglie le richieste e le smista ai partiti disponibili.
Eventi consigliati:
Alcuni posti in cui andare a spammare la campagna referendaria a Torino (eh lo so sono torinocentrico mannaggia), come già sapranno le persone che ci leggono fin dall’inizio qui si parla anche di eventi che si svolgono a Torino e provincia, magari in futuro valuterò di aggiungerne anche di altre città ma adesso esageruma nen.
In questo numero ci aiuterà il progetto culturale attivo su instagram @alter_Torino che vi consiglio di seguire se volete stare sul pezzo qua da noi:
Mostra Club del Sogno di Rada Koželj
Dal 23/03 al 29/03 - Cripta747
L’esposizione mette in scena opere legate al tema del sogno, esplorando simboli, immaginario e linguaggi visivi. La mostra si intreccia con un discorso sul processo creativo e sull’apprendimento al di fuori dei canoni tradizionali.
Gratuito
4Shoki287 (Hyper Dreams/DE)
27/03 h.23 - Azimut
SHOKI287 suona techno veloce, episodi trance e occasionalmente remix trascinanti dei suoi brani rap.
Biglietti tra i 5 e i 15 euro.
Release party del nuovo album “Nagalite” di Lili Refrain
28/03 h.21 - Ziggy Club
Lili Refrain è una musicista e performer romana attiva dal 2007, con un progetto solista costruito interamente dal vivo attraverso chitarra, voce, percussioni e sintetizzatori, senza computer né basi preregistrate.
Biglietti tra i 10 e i 15 euro + tessera Arci.Way Out
28/03 h.19.30 e 29/03 h.18 - Spazio FLIC
Presentazione dei progetti artistici personali degli allievi del secondo anno della FLIC Scuola di Circo, a cura di Francesco Sgrò.
Biglietti tra i 5 e i 10 euro.Vi segnaliamo anche Iliade Open Mic, il nuovo progetto de @ilterzosegretodisatira sull’epopea di Omero, si terrà il 29 marzo al Teatro Colosseo (costo da 25 euro in su)
poesie:
annunci d’animali persi
rubati dal vento di Susa
frammenti di vite mediocri
nell’erba grigia del mattino
coca cola tarlata di fango
dagli incubi della statale
e fari tiepidi della provincia
ti cerco
tra le notti in banchina
scrivendo pagine perdute
come un dio mediocre
venerato da civiltà estinte.
Altre cose al volo da segnalare
Vi segnalo la raccolta firme “NOSSIGNORE” di @unacosadisinistra :
Aderire a Nossignore significa dire no al ritorno della leva militare, no al riarmo dei singoli Stati nazionali e alla normalizzazione della guerra e del suo linguaggio, sì alla costruzione di un’Europa, e quindi di un’Italia, indipendente, pacifica, aperta al Mondo. Per farlo, basta una semplice firma. (più o meno)
As usual, vi chiedo di donare per l’UNRWA l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi. Anche perché di Gaza e Palestina sui media tradizionali non se ne parla più.
Let Cuba Breathe: iniziativa internazionale di solidarietà a Cuba, perché lo stato caraibico sta venendo strangolato perché non si è piegato agli yankee
si può donare qui:
Sempre a tema Cuba è ancora attiva la campagna “Energie per la vita” per portare impianti fotovoltaici a Cuba.
Come vi dicevo l’altra volta il collettivo di fabbrica GKN ha lanciato una campagna di azionariato popolare per avviare la cooperativa
Fatemi sapere se qualcosa non vi è piaciuto o c’è qualche refuso o, semplicemente, volete mandarmi a fanculo, scrivi su substack, instagram o a hipsterdemocratici@gmail.com.
Ci sentiamo i primi di aprile speriamo senza l’alta corte daiiii.


