Hipster Democratici #6 Pratile
una newsletter, secondo fonti governative, di sinoustr
è passato un mesetto, sono successe tante cose, tra cui una bella intervista con piastrelle sexy che uscirà la prossima settimana in cui ho parlato molto di me più che di hipster democratici, forse è noiosa per chi legge, boh, spero vi piaccia, per colpa delle mie difficoltà a scrivere ci ho messo quasi tre settimane a rispondere, anche perché Piastrelle comunque ha tirato su dei bei praticoni di domanda. tra le altre cose c’è stato il salone del libro, il Fringe Festival, Jazz is Dead, gli Angine de Poitrine hanno suonato al Poplar, c’è stato un mio amico ha detto che non sono un flop per cui mi fido. il mondo sta bruciando ergo fa un caldo del porcoddena, sono usciti tanti album, la serie di Zerocalcare. il pollice sinistro è tornato opponibile dopo il disastro tennistico di cui vi ho già rotto le scatole. insomma si va avanti.
in questo numero si parlerà, di tech-bro che scivolano a destra (sorpresa), di festival che sono diventati fiere del consumo, di Cuba, di musica italiana — che maggio è stato un mese assurdo per le uscite — e di epstein files, sempre, perché il silenzio della stampa italiana continua a essere assordante.
Alessia Arcuti - che ringrazio - l’ha definita una newsletter olistica, che è un modo gentile per dire che è un bel siluro.
prima di cominciare, come sempre: donate per l’UNRWA, agenzia ONU per i rifigiati palestinesi che continua a operare nonostante tutto, nonostante un genocidio.
una piccola novità: a partire questo numero si collabora con Outsiders Webzine, magazine culturale torinese — progetto editoriale online di cultura, eventi e turismo. ci segnalerà ogni mese eventi e approfondimenti culturali. trovate i loro contributi nella sezione eventi e negli articoli segnalati. benvenuti.
l’ultimo tech-bro che scivola a destra (questa volta è Sergey Brin)
vabbè dai togliamoci il dente, partiamo con i regaz, lo so, lo so. ogni settimana uno di questi. ma è che non finiscono mai. il post ci racconta che Sergey Brin (che sembra un po’ Sergio Brio e forse entrambi puntano al sole) si è spostato verso posizioni sempre più a destra. il pattern ormai è chiarissimo: accumuli miliardi, cominci a pensare che le tasse siano una forma di violenza, ti fai crescere la barba, una bella croce ortodossa e il gioco è fatto.
La questione non è solo Brin (che tra l’altro detto così sembra anche un personaggio di un libro di Calvino). è che stiamo assistendo alla fine di quel mito — il tech-bro liberal, progressista sui diritti civili ma sobrio sui fondamentali — che ci aveva fatto credere che la silicon valley fosse dalla nostra parte. non lo è mai stata zioporco. sono anni che lo diciamo (modalità Cacciari on) ma basta chi ve l’ha detta sta cazzata francescocosta? eh dai.
a proposito di thiel: il Financial Times ha riportato in questi giorni che il fondatore di Palantir ha comprato una villa da 12 milioni di dollari a Buenos Aires, trasferito la famiglia, iscritto i figli a scuola, e incontrato javier milei volutamente i minuscolo sto fascio. motivazioni ufficiali: paura delle tasse in California, paura della guerra nucleare, paura dell’AI. cioè: ha paura dell’AI che lui stesso sta costruendo e vende ai governi per fare liste di obiettivi militari. e si è trasferito nel paese che nel dopoguerra ospitava i nazisti in fuga — e anche questo, diciamo, non è un caso. nel frattempo palantir ha incassato 687 milioni di dollari in contratti con il governo americano solo nel primo trimestre del 2026. il piano b di thiel costa 12 milioni, il piano a rende miliardi. bene così (avanti con le riforme).
a proposito di islam e destra: simone carabella, l’influencer romano wannabe cicalone che da settimane diffondeva fake news sulla festa islamica di Villa Gordiani — animali sgozzati in piazza, bambini costretti ad assistere: le solite “fallacie” razziste — ha deciso di presentarsi all’Eid con un panino alla porchetta per fare la provocazione. la comunità islamica lo ha accolto con ironia e gli ha offerto da mangiare, gli hanno detto che poteva mangiare il panino con la porchetta dove vuole. anzi “se viene domani lo porto con me a mangiarlo in moschea.” carabella ha continuato a urlare insulti in mezzo ai bambini, poi ha gettato il panino per terra come da copione. Copione a lieto fine, da una parte uno che urla, dall’altra gente che offre cibo e accoglienza. non serve aggiungere altro.
e già che si parla dei rapporti di potere vi segnalo l’inchiesta di Wu Ming 1 sugli Epstein Files pubblicata su Internazionale in due puntate (prima e seconda). continuo a martellare perché il silenzio della stampa italiana mainstream rimane.
il 30 gennaio 2026 l’amministrazione Trump, dopo una mezza rivolta anche in seno ai repubblicani ha desecretato tre milioni e mezzo di documenti su epstein — su sei milioni complessivi, quindi già parziali, già con omissis discutibili. quello che emerge non è una teoria del complotto: è la documentazione di una rete di potere maschile fatta di miliardari, politici, accademici, tecnocrati, che si proteggevano a vicenda. Wu Ming 1 ci tiene a chiarire una cosa fondamentale: leggere quei file non dà ragione a qanon. qanon è una macchina di disinformazione che ha usato epstein come pretesto per costruire fantasie di pizzagate e messe nere. i documenti reali raccontano qualcosa di più banale e più inquietante: una “epstein class” — come la chiama Wu Ming — che non aveva bisogno di rituali satanici per fare quello che faceva. aveva bisogno solo di soldi, impunità, e della certezza che nessuno avrebbe parlato. la domanda giusta non è “chi c’era sull’isola”. è perché epstein la passò liscia la prima volta, chi copriva chi, e perché trump — che bazzicava epstein da anni — ha aspettato cinque anni prima di desecretare. sul tema anche questa puntata de il disertore di Franco Bifo Berardi, che porta il discorso più in là.
Non c’entra, ma c’entra: il popolo albanese sta facendo un bel casino contro il progetto di privatizzazione di mezza costa adriatica proposta dal genero di Trump e i suoi amici cui quel tratto di costa era stato promesso 3000 anni fa.
decidim e la democrazia che potremmo avere
quindi: esiste un’alternativa o almeno uno strumento da cui partire? forse. decidim è una piattaforma digitale open source commissionata dal comune di Barcellona nel 2016 — il nome dice già tutto, “decidiamo” in catalano — mantenuta da una community globale. serve a far partecipare i cittadini: bilancio partecipativo, consultazioni, proposte, assemblee, votazioni, forum. il comune di Barcellona la usa, la commissione europea, il parlamento francese, alcune regioni e comuni italiane. in Trentino ci stanno lavorando. è usata in 31 paesi, circa 500 enti tra pubblici e privati.
la differenza rispetto ai social commerciali — che Erminio Ressegotti e Walter Pellegrini spiegano bene in questo pezzo su più democrazia in trentino — è strutturale: nessun cookie di terze parti, nessuna vendita di dati, nessun algoritmo di sorveglianza, nessuna corporation che ci guadagna. Antonio Calleja López, Arnau Monterde e Xabier Barandiaran la definiscono su dinamo press una “rete di terza generazione”: dopo le reti informazionali del web 1.0 e quelle sociali di facebook, arrivano le reti politiche — quelle dove al centro non c’è il profilo utente da monetizzare ma la decisione collettiva, il codice è aperto, i dati restano in mano ai partecipanti, e la comunità stessa può modificare le regole della piattaforma.
funziona? dipende. il limite principale è la scarsa partecipazione — un problema che Ressegotti e Pellegrini chiamano “da prefisso telefonico”. ma a Vignola, 27.000 abitanti in provincia di Modena, il bilancio partecipativo vincolante ha messo ogni anno 100.000 euro nelle mani dei cittadini attraverso decidim, con dibattiti ibridi online e in presenza, e la partecipazione c’è stata. non è la rivoluzione. è un inizio, e fa schifo non provarci.
E mentre palantir vende software di sorveglianza ai ministeri della difesa con contratti secretati, c’è gente che costruisce strumenti per rendere la democrazia più accessibile, in modo aperto, senza miliardari coinvolti. non è la soluzione a tutto. ma è bello che esista, e vale la pena conoscerla.
C’è qualche amministratore locale o comunque qualcuno che l’ha usata? può dirmi di più e scrivermi a hipsterdemocratici@gmail.com o qui nei DM? mi piacerebbe approfondire il tema.
i festival sono diventati fiere del consumo (e lo sappiamo da un po’)
parliamo di festival. o meglio: parliamo di quello che molti dei più grandi festival sono diventati e che fanno finta di non essere. il coachella è ormai una sagra dell’influencer marketing con qualche band in sottofondo rivista studio lo documenta con precisione chirurgica, marsh hedges piercer su substack lo piange con understatement british.
Altro che persone tumblr coda ovunque, cibo scadente e carissimo, grafiche intercambiabili, ogni metro quadro scientificamente ottimizzato per l’estrazione di valore. la fine della creatività spacciata per peak experience. un po’ come un volo Ryanair.
il problema non è solo il coachella. rivista studio ha pubblicato anche un pezzo su come la cultura techno/rave stia diventando turismo, Berlino come disneyland per bianchi con soldi, il bunker e il berghain trasformati in checkpoint per instagrammer. e nel mezzo c’è la questione live nation, il monopolio dei biglietti, i prezzi lievitati in modo osceno negli ultimi anni. Ma ne parleremo.
A tal proposito segnalo il reportage Jazz is Dead! è più vivo che mai di Edoardo D’Amato su Outsider webzine. il Jazz is dead è un festival musicale torinese di notevole qualità artistica, tra l’altro anche relativamente poco costoso, che si è svolto alle Cascine Falchera, per l’appunto a Falchera, in periferia, spostando un po’ il baricentro degli eventi culturali sempre limitati al centro. chiaramente non è un processo facile e privo di rischi però vista la grande speculazione che si svolge sugli eventi più fancy ci sono dei segnali di sostenibilità che spero non vengano disattesi in nome del profitto. Complimenti intanto ad Alessandro Gamba e a tutta TUM, spero anche che la Città se ne accorga e finanzi musica accessibile e di qualità…
borghi e migranti
una cosa che mi ha colpito: el diario.es ha pubblicato un lungo reportage su Borgo Mezzanone, il più grande insediamento informale di migranti in europa, in provincia di Foggia. quello che raccoglie i pomodori che mangiamo. la stampa spagnola lo racconta. e il post ci aveva già dedicato un pezzo di Angelo Mastrandrea con le foto di Andrea Sabbadini che vale la lettura: tra 3.000 e 5.000 persone, quasi tutte dall’Africa subsahariana, nessuna mappa, nessun servizio, acqua portata con le autobotti due volte a settimana, energia elettrica da allacci improvvisati, rifiuti bruciati per strada. e nel mezzo c’è chi si sta costruendo una casa in muratura piano piano, nei weekend, perché lo stato non l’ha fatto e qualcuno deve pur farlo.
Nel 2022 il governo Draghi aveva stanziato 54 milioni di fondi pnrr per costruire 4.000 alloggi a Borgo Mezzanone: il progetto è stato prima ridimensionato a 1.250 posti letto, poi cancellato. gli altri fondi già approvati sono andati in fumo, l’unico approvato è stato rifiutato dal sindaco di centrodestra perché “la comunità è contraria”. il governo Meloni ha fatto in modo che quei soldi rimanessero solo sulla carta, dice il sindaco di Manfredonia. nel frattempo le ruspe di Salvini nel 2019 avevano abbattuto 80 baracche: da allora gli abitanti sono triplicati.
e già che siamo qui: il 3 giugno quattro braccianti sono stati bruciati vivi ad Amendolara, provincia di Cosenza. si chiamavano Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani, Safi Iayjad e Ullah Ismat Qiemi — il più giovane aveva diciannove anni. si erano rifiutati di lavorare senza un contratto regolare. la risposta è stata una spedizione punitiva: minivan cosparso di benzina, portiera bloccata dall’esterno, accendino.
Francesco Donnici su lavialibera ricostruisce tutto e ricorda che non è un caso isolato, ma un sistema, con una rete di caporali organizzata su scala territoriale, con un giro d’affari illecito stimato in 2,5 miliardi di euro solo in Calabria, con oltre 200mila lavoratori agricoli impiegati irregolarmente in Italia.
Ma d’altronde i fondi pnrr stanziati per smantellare le baraccopoli — 54 milioni per Borgo Mezzanone, ricordiamo — sono stati fatti scadere inutilizzati perché nessuno aveva voglia di spenderli. nel frattempo si sgombera in emergenza, senza soluzioni abitative, e si ricomincia da capo. “non un caso isolato”.
articoli segnalati
enshittification — wired: Cory Doctorow e il suo concetto di enshittification delle piattaforme digitali. tutto ciò che tocca il mercato diventa peggio nel tempo. è quasi confortante nella sua sistematicità.
il genocidio spiegato a erri de luca — Girolamo De Michele su Jacobin Italia: De Luca ( ma non quel De Luca) ha rilasciato un’intervista a israel hayom dichiarandosi sionista e sostenendo che quello di Gaza non è un genocidio. De Michele — storico, studioso del concetto di genocidio, autore di una biografia di Raphael Lemkin, l’inventore della parola — smonta l’argomento punto per punto, senza polemiche da social e con gli strumenti che ha: il diritto internazionale, la convenzione del 1948, la giurisprudenza sul caso Srebrenica. il punto centrale: genocidio è un termine giuridico preciso, non una questione di opinione o di comparazioni con altre guerre. lo spostamento forzato della popolazione è pulizia etnica — l’ultimo passo di un processo genocidiario o la sua premessa.
D’altronde che De Luca fosse sionista già si sapeva:
Ben-Gvir non è un’anomalia — Leonardo Bianchi su Complotti!: il 20 maggio Ben-Gvir ha passeggiato tra gli attivisti della Global Sumud Flotilla legati e a terra al porto di Ashdod urlando “benvenuti in Israele, dove comandiamo noi”. Bianchi intervista Elena Testi, autrice del saggio Genesi (SEM), per spiegare come il ministro della sicurezza israeliano non sia una mela marcia né un’anomalia ma il prodotto di un’ideologia suprematista messianica che risale a Meir Kahane, alla Jewish Defense League, alla colonia di Kiryat Arba, al massacro di Baruch Goldstein nel 1994. il kahanismo è passato dall’essere dichiarato organizzazione terroristica all’essere il perno del governo Netanyahu. la domanda finale è quella giusta: se Ben-Gvir e Smotrich sparissero domani, sparirebbe anche l’estrema destra israeliana? Testi risponde di no.
Un’inchiesta militante sullo squadrismo ebraico e suprematista a Roma — Valerio Renzi su S’è Destra: Renzi (ma non quel Renzi!) tra l’altro ha anche presentato Silenzio Stampa, una controinchiesta video realizzata da giovani attiviste e attivisti romani sulle violenze e le intimidazioni portate avanti da settori della comunità ebraica di Roma. il catalizzatore è l’arresto di Etan Bondì, 21 anni, che il 25 aprile 2026 ha sparato con una pistola a piombini contro due persone con il fazzoletto dell’ANPI a Parco Schuster — trovato con diverse armi in casa, dichiara di appartenere alla Brigata Ebraica. Renzi documenta che non è un episodio isolato ma un sistema, con una storia di aggressioni coperte dalle istituzioni che risale almeno al 2014. il punto che fa più rumore: “quella radicalizzazione è un dato di fatto, e il dialogo che ritenevo necessario è, purtroppo, un miraggio.”
Interessante pezzo di Alexey Sakhnin su Jacobin Italia relativo alle crepe nella propaganda putiniana che fa il paio con questa altra disamina su valigia blu.
science for the people — blog: nasce come gruppo di lavoratrici e lavoratori della scienza che riflettono sulla complessità socio-politica della produzione scientifica e vogliono una scienza a supporto degli oppressi del mondo. mi sembra una buona ragione per spammare.
il dair institute: istituto di ricerca AI indipendente. esiste, è fatto da persone serie, va sostenuto.
Da Outsiders webzine:
vogliamo ancora verità per Giulio Regeni: a dieci anni dall’omicidio di Giulio Regeni, un report con stefano nazzi di indagini live. il salone del libro ha fatto da pretesto, la memoria da bussola.
synthfest france 2026: un festival dove ottanta espositori super nerd portano quello che hanno costruito, lo appoggiano su un tavolo, e aspettano che tu lo tocchi. esiste e ha senso.
il concerto della p38 a Milano: report. oltre alla provocazione c’è di più. a quanto pare.
esperia, schedature e altre amenità della destrosfera
sembra che report abbia indagato su esperia, che sembra disponga di finanziamenti un po’ opachi e questi di esperia — che non sono assolutamente finanziati dal partito di governo, beninteso — hanno deciso di attaccare socialisti gaudenti, meme dalla terza repubblica, Raffaele Giuliani, hipster democratici e altre pagine più o meno di sinistra con l’accusa…indovinate un po’ di essere di sinistra. sembra una schedatura. forse sì. vedremo come va a finire. la cosa più divertente è che siamo colpevoli di essere di sinistra o almeno di centrosinistra, ma bastava chiedere non c’era bisogno di una controinchiesta alla Joe Rogan con ospiti e luci patinate.
sempre dalla galassia destrosfera: welcome to favelas, oltre a voler togliere i soldi ai circoli arci, attacca quelli di Generazione. perché ovviamente i circoli arci sono il problema di questo paese. non i contratti secretati con palantir, non il caporalato che uccide chi chiede di non morire di fame. i circoli arci ah, e la dittatura del politicamente corretto che ci rende tutti fr. okkkkkkkk.
musica — pillole
l’ultimo album di Cosmo ancora non mi ha lasciato dal mese scorso come facciamo? devo smettere di ascoltarlo? Ma no dai riportami ai tempi di disordine, quando studiavo all’università e le apericene costavano 7 euro.
Willie Peyote con Anatomia di uno schianto prolungato — willie è tornato e come al solito ci mette in imbarazzo tutti. titolo da cronaca nera, musica da cantautore politico italiano del terzo millennio, qualche frecciatina a chi non ci sta simpatico. bene così, avanti con le riforme.
Dimartino torna da solista dopo il lungo sodalizio con colapesce: L’improbabile piena dell’Oreto è esattamente quello che speravi — nessun ritornello che ti viene incontro a metà strada, testo che richiede attenzione.
Nu Genea con People of the Moon — il duo napoletano che fa funk e disco senza strafare torna con un disco che suona internazionale ma non si dimentica da dove viene. il font è sempre quello di quelli della notte, questo basta e avanza.
Pippo oSwlo è tornato — è finita la naspi o il dottorato, non è chiaro quale delle due, ma è tornato. l’album funziona, peccato solo quel piccolo problema al colon, speriamo le analisi tutto bene ah, ve lo ricordate Tony Pitony? fa tanto dicembre 2025
Go!Tognazzi - Ultimibotti ziofa che bell’album, sembrano i cccp ma più di destra godo
due spicci su due spicci
dal 27 maggio su netflix, capitolo finale della trilogia dopo strappare lungo i bordi e questo mondo non mi renderà cattivo. la storia: zero e cinghiale gestiscono un locale schiacciato dai debiti, torna smeralda che non si vedeva da tempo, poi c’è tutta la vicenda della violenza.
due premesse veloci. primo: le polemiche sulle retribuzioni di chi ha lavorato all’animazione sono verosimili dato il contesto, ma il tempismo di Gasparri che improvvisamente si erge a paladino dei CCNL è alquanto fantasioso — cioè: sì, la filiera dell’animazione italiana ha un problema salariale serio, ma non è che uno diventa affidabile sull’argomento solo perché c’è da insultare zerocalcare. Ah alla fine la premessa era una.
La parte che funziona meglio secondo me è quella in cui Zerocalcare guarda dentro sé stesso, dentro i suoi amici, ma anche dentro di noi, come una crepa che si insinua nei nostri muri e ci dilania. direi che funziona molto bene anche il personaggio di Smeralda — il racconto sulla violenza, su come si esce da una relazione violenta e su come chi sta intorno non sa mai bene cosa fare — è forse la cosa più profonda che abbia scritto. la colonna sonora è pazzesca, il ritmo anche.
la parte che funziona meno: la storia del locale e tutta la vicenda di cinghiale sono tagliate un po’ con l’accetta — e hai la sensazione che certa trama “di periferia” sia costruita con un’idea di Roma che funziona meglio per il pubblico di Barcellona o chessò di Parigi che per chi ci abita. non a caso: due spicci è tra le serie più viste di netflix in Spagna e America Latina in questo momento. detto questo: Zerocalcare ha precisato che non è una storia vera ma un collage di vicende accadute intorno a lui — e letta così, la vicenda di cinghiale diventa meno un fatto di cronaca inverosimile e più una denuncia indiretta sul fatto che le istituzioni non tutelano i poveri cristi. su questo siamo d’accordo. rimane un po’ goffa come costruzione narrativa, ma con la chiave giusta ci si può stare.
Per spezzare una lancia ho segnalato un documentario su arte tv sul noir in america latina, il noir dove l’assassino spesso non è il maggiordomo ma lo stato stesso assente e complice delle peggiori turpitudini, soprattutto se sei di sinistra. Forse l’ha visto anche Zero? oppure solo affinità di scrittura, chissà.
vale comunque la pena guardarla. gira veloce, raggiunge vette introspettive notevoli, e il finale non ti lascia con le risposte che cercavi — il che, nel 2026, è già una forma di onestà.
libri
Frammenti di un discorso di classe di Giuseppe Palumbo — minimum fax: segnalato per esistenza e per titolo, che è già un programma.
La Cavallerizza Reale — se non sapete cos’è la cavallerizza, è uno dei posti più belli e più contesi di Torino. c’è un libro. leggetelo.
e rilanciamo i libri del numero scorso che se non li avete già comprati state sbagliando: La Spagna è diversa di Roberta Cavaglià (Ibérica), Una cosa stupida di Alice Valeria Oliveri (Mondadori), La cultura che non posso permettermi di Davide Piacenza (Einaudi).
Segnalo il nuovo numero della rivista indipendente “La rivolta” che sta producendo anche un libro che è anche una raccolta di interviste, dossier e analisi vuole indagare che cosa succede quando le bombe vengono prodotte dietro casa propria e come la vendita di queste finanza la militarizzazione e la repressione nelle nostre città. Un primo approfondimento su cosa succede quando la storia continua ad accadere. seguite anche su ig @rivista.larivolta
Gianni. Sull’uso politico del calcio - è un numero speciale di Iconografie prodotto in collaborazione con UltimoUomo su tutto questo, in un mondo oltre la fine della storia. Lo ordini qui
podcast e varie
il manifesto — podcast sulle pressioni usa a Cuba: ascoltate mentre fate altro. Cuba non finisce sui giornali italiani quanto dovrebbe. Cuba, che nel silenzio dell’Unione Europea muore di fame per ordine degli yankee, Cuba che poteva benissimo resistere senza l’infame embargo che va avanti da oltre 60 anni. Anche Cuba è la nostra coscienza.
reportage di iconografie xxi di Ilaria Salis a Cuba: vale.
noir in America Latina su arte.tv: ne parlavo prima, a proposito, guardate arte.tv, sembra la melevisione per quarantenni di sinistra. sto documentario comunque è bellissimo: raccontano che in America Latina il vero omicida era spesso lo stato per cui è difficile scrivere noir da amici delle guardie.
l’ultima puntata del podcast quiet please sul Roland Garros, con Tiziana Scalabrin ed Emanuele Atturo. se vi piace il tennis, ma più in generale se vi piace vivere seguitelo c’è anche su youtube (non tutte le puntate) e sulla innominabile piattaforma (spotify).
eventi — giugno a Torino e provincia
questa sezione è curata in collaborazione con Outsiders Webzine, magazine culturale torinese che ci segnalerà ogni mese gli eventi che vale la pena non perdere. per una guida completa ai concerti di giugno a Torino, consultate la loro selezione aggiornata — dal Sintetica Fest al Flowers, underground e grandi palchi
Torino Pride — sabato 6 giugno, ventennale, tema Venti di lotte. concentramento al parco del valentino dalle 14:30, partenza del corteo alle 15:30, arrivo in piazza vittorio. percorso: corso vittorio emanuele, corso galileo ferraris, via cernaia, via pietro micca, piazza castello, via po. dopo la parata, party ufficiale al centralino dalle 20:30 — è anche autofinanziamento, quindi andate. vent’anni di pride a Torino, con lo sguardo già all’europride 2027. il documento politico è intersezionale nel senso preciso del termine: persone trans nel mirino di una controffensiva globale, solidarietà con il popolo palestinese, diritti delle persone con disabilità. tutto intrecciato, come dev’essere.
Io tra l’altro suggerisco di andare a Presagio Fest, chillare un po’ e andare al Pride valutate un po’ voi è anche la vale todo season
Presagio Festival — 6 giugno, PAV Parco Arte Vivente, via Giordano Bruno 31, Torino. un giorno solo, due stage con sound system L-Acoustics, musica elettronica, arte contemporanea, approccio ecosostenibile. organizzato da AZADA Torino APS, che è una di quelle realtà che esistono per passione e non per budget. biglietti su resident advisor.
Collegno Fol Fest — dal 4 all’8 giugno, Certosa Reale di Collegno e un po’ in mezza città. quinta edizione, tema PerdutaMente. festa dedicata alla salute delle menti. Collegno è il posto giusto per pensarci — la certosa era un manicomio, e non lo dimentichiamo.
Evergreen Fest — dal 4 giugno al 19 luglio, Parco della Tesoriera, corso Francia 192, Torino. undicesima edizione. 46 giornate di concerti, spettacoli, laboratori, proiezioni, silent dj set. ingresso gratuito, tutto. sul palco tra gli altri statuto, giobbe covatta, sano business, andy bluvertigo, daiana lou. ideato da tedacà, è uno di quei festival che esiste perché qualcuno ci tiene davvero. la tesoriera d’estate è una delle cose migliori di Torino, ma anche d’Europa. diciamolo.
Flowers Festival — dal 25 giugno al 17 luglio, undicesima edizione, cortile della lavanderia a vapore, Collegno. venti serate, 7.500 spettatori a sera. il cartellone è una cosa seria: fulminacci apre il 25 giugno, poi mannarino, negramaro, madame, caparezza - fascio- l’11 luglio già sold out. e il 2 luglio tuttifenomeni — io ci sono, se non avete di meglio da fare venite. noi collegnesi siamo bravi. biglietti su ticketone e mailticket, i cancelli aprono alle 19.
campagna referendaria 1% tax the rich — non è un evento ma è una call to action e va messa qui. fate girare.
astri
oroscopo del mese di giugno, che non avete chiesto ma che ricevete comunque
Ariete: giugno ti porta nuove energie e nuove opportunità. no, stavo scherzando. è uguale a maggio, anzi peggio ahahaha godo . 3/10
Toro: sei andato al jazz is dead, hai ballato sotto il caldo di cristo, hai perso un’airpod nel prato. valeva comunque. 6/10
Gemelli: hai aperto tre newsletter di politica, due podcast sulla crisi della sinistra, un thread su decidim, e poi hai guardato tre ore di reel. ci sta, ci sta. però hai rotto il cazzo ci sta 4/10
Cancro: giugno è il mese in cui torni a credere nelle persone. poi arriva il 15 e smetti di nuovo. ma quei quindici giorni erano belli. 5/10
Leone: continui a dire che non ti interessa cosa pensano gli altri e poi controlli le views ogni dieci minuti. siamo tutti leone in qualcosa. 3/10
Vergine: hai fatto una lista di cose da fare a giugno. hai fatto anche una lista di backup. hai anche una lista delle liste. a luglio inizierai. 4/10
Bilancia: sei andato all’evergreen fest, ti sei seduto sull’erba del parco della tesoriera, hai guardato il tramonto, hai pensato che Torino non è così male. e hai ragione. 8/10
Scorpione: San Paganino è arrivato in ritardo sto mese, bisogna chiamare la troika (tuo padre) e chiedere un piano di rientro (ridargli i 2000 euro prestati) in cambio di riforme strutturali (trovarsi un lavoro) ziufa 2/10
Sagittario: miglior segno italiano, confermato anche per giugno. 10/10
Capricorno: hai letto l’inchiesta sugli epstein files, hai mandato il link a tre persone, nessuno ha risposto. glielo rimandi. nessuna risposta. li vai a cercare. i tuoi amici sono giulio tremonti. 5/10
Acquario: giugno è il mese in cui esci di casa. forse. vedremo. d’altrone è la vale todo season 3333/10
Pesci: avete passato maggio ad aspettare giugno. ora che è giugno aspettate luglio. il problema non è il mese, è godot. 2/10
Cacio cavallo: questo mese appicc’t ancora di più
altre cose al volo
open arms — missione Cuba: il veliero astral è salpato da Barcellona carico di pannelli solari per l’ospedale pediatrico juan manuel márquez de L’Avana. si può ancora donare, fatelo.
let Cuba breathe: sempre attiva.
raccolta firme NOSSIGNORE di @unacosadisinistra: no al ritorno della leva militare, no al riarmo degli stati nazionali, no alla normalizzazione della guerra e del suo linguaggio. una firma, basta così. più o meno.
collettivo di fabbrica GKN — azionariato popolare: ancora attiva la campagna per avviare la cooperativa. sosteneteli.
poesia
di Franco Bifo Berardi — da il disertore
Tamir
Tamir Pardo ha dedicato la sua carriera al Mossad,
il servizio segreto che ha il compito di proteggere la sicurezza di Israele
a costo di commettere qualche infrazione della legge e della morale.
Durante un giro nei territori abitati da palestinesi che sono stati aggrediti negli ultimi mesi,
Tamir Pardo ha dichiarato che si vergogna di essere ebreo paragonando gli attacchi dei coloni alle azioni dei nazisti.
“Mia madre è sopravvissuta all’Olocausto e quello che ho visto nei territori mi ha ricordato quel che fecero contro gli ebrei nel secolo passato.”
Pardo ha detto che le autorità israeliane sanno benissimo cosa sta accadendo ma hanno scelto di non intervenire perché fermare queste violenze scatenerebbe la guerra civile.
Hanno abbassato il cielo
devono fare dei lavori
ridipingere la facciata
era da un po’ che non si faceva
bella riunione però
per decidere i costi
mi ha distratto venere
non sono andato
erano tutti d’accordo
quanti millesimi
miliardi di millesimi
il sole si è offeso
non è più l’unico
mercurio è qui mi guarda
latore di fuoco
chi ha dato il consenso
ci bruciano le stelle
a rate
c’è la detrazione
chiama il commercialista
se conosce qualcuno
nella ditta
che le porti più in alto
almeno stanotte
allora questa settimana ci saranno i ballottaggi delle amministrative, come dicevo già negli scorsi numeri la destra sta puntando su sicurezza e degrado, emergenze che contribuisce a creare perché non investe sui servizi sociali e svuota di risorse i comuni, che sono lasciati senza difese se non strumenti da sceriffo tipo le zone rosse che non risolvono nessun problema e sono buoni solo a fare like nei gruppi “sei di smembrate sul sbunro se”. Restiamo umani, votate contro i fasci e porcamiseria (vedete che bravo che non bestemmio) che la sinistra martelli sui programmi e non perda tempo dietro al messiah che ci salverà dai fascicattivi. non ci serve un messia ci serve il salario minimo.
__
fatemi sapere se qualcosa non vi è piaciuto, se c’è qualche refuso o se volete semplicemente mandarmi a fanculo: scrivete su substack, instagram o a hipsterdemocratici@gmail.com
grazie per aver letto. iscrivetevi gratuitamente, peggio per voi però.







Sempre pronta a dare feedback gentili.
Bel siluro da solstizio d’estate postatomica, Festival Season e cose così. Apprezzato l’angolo poesia.
Avanti avanti! 🌹